AGENDA DELLA SALUTE

VULVOVAGINITI IN ETÀ PEDIATRICA.

A cura della dott.ssa Marta Catullo

La presenza di sintomi irritativi vulvovaginali è una delle principali cause di richiesta di consulenza ginecologica in età pediatrica. Le cause di questa maggiore vulnerabilità sono legate a molteplici fattori in parte fisiologici. I genitali della bambina sono infatti caratterizzati da minor sviluppo delle grandi labbra, minore distanza tra vulva e regione anale, prevalenza nell’ecosistema vaginale di una flora batterica saprofitaria di tipo anaerobico con scarsi lattobacilli e mancata produzione di muco.
A questa condizione anatomico/funzionale si aggiunge una fisiologica immaturità del sistema immunitario locale ed intestinale.
Fattori di rischio aggiuntivi sono rappresentati da situazioni comportamentali tipiche dell’infanzia: lavarsi poco le mani, giocare a contatto con sabbia e suolo, ultilizzo di biancheria o detergenti inappropriati, uso di detersivi o ammorbidenti con effetto allergizzante, uso di pannoloni nella prima infanzia, cure antibiotiche aggressive che alterano l’ecosistema vaginale, presenza di parassiti intestinali.
Le vulviti sono nella maggior parte dei casi legate a quadri irritativi (allergie o dermatosi) o ad infezioni di tipo micotico o virale.
Le vulvovaginiti invece possono essere correlate a infezioni di parassiti (ossiuri) con contaminazione da parte di batteri provenienti dal tratto intestinale (klebsiella, enterococchi, escherichia coli, streptococco agalactiae), oppure possono essere determinate da altri ceppi patogeni solitamente implicati nelle infezioni della cute o delle faringotonsilliti dell’infanzia.

I sintomi più frequenti sono:

  • bruciore e prurito
  • arrossamento dei genitali esterni
  • disuria (dolore durante la minzione)
  • leucorrea (perdite dall’introito vulvare abbondanti o maleodoranti)
  • sanguinamento

Nelle forme di vulvovaginiti ricorrenti vanno prese in considerazione altre cause:

  • presenza di corpi estranei vaginali (pezzetti di carta igienica, frammenti di giocattoli, mollette per capelli)
  • disturbi della funzione vescicale che comportano un ristagno o reflusso di urina con effetto irritante sulla mucosa (vescica iperattiva, minzione disfunzionale, reflusso uretro-vaginale, obesità e sovrappeso)
  • stipsi cronica.

L’iter diagnostico comprende:

  • un’attenta raccolta anamnestica per un primo orientamento: presenza di allergie, abitudini igieniche, funzionalità intestinale e vescicale, uso di terapie farmacologiche ricorrenti
  • esame obiettivo dei genitali esterni
  • eventuale esame microbiologico a fresco ed esame colturale (tampone vaginale, urinocoltura).

Nel trattamento delle vulvovaginiti in età pediatrica, oltre al trattamento farmacologico specifico, è bene attenersi a importanti regole per l’igiene vulvare:

  • lavaggio corretto dei genitali
  • uso di detergenti appropriati
  • uso di biancheria in cotone non colorata e lavata con detersivi idonei
  • favorire la regolarità intestinale
  • lavaggio frequente delle mani
PUBERTÀ PRECOCE.

A cura della dott.ssa Marta Catullo – ginecologa AIED

La pubertà non è soltanto il processo di raggiungimento della maturità riproduttiva, ma è un periodo evolutivo complesso che comporta molteplici cambiamenti sia fisiologici che psico-relazionali.
Inoltre le modalità e i tempi della sua comparsa condizionano in modo importante la salute successiva dell’individuo.
La maturazione puberale richiede, per il suo completamento, l’integrità dell’apparato endocrino e genitale, ma i tempi di comparsa sono condizionati da numerosi fattori prevalentemente di tipo genetico e ambientale.
Lo sviluppo puberale femminile, nel nostro paese, tende a comparire con maggiore anticipo rispetto al passato. La comparsa del menarca si verifica, in media, tra i 12.5 e i 13 anni, mentre la comparsa dei primi segni di sviluppo puberale (peluria ascellare e pubica, crescita del seno, sviluppo in altezza) si ha tra i 10.5 e gli 11 anni.
La pubertà precoce è la comparsa di segni di sviluppo puberale prima dell’età di 8 anni. Quando i segni di sviluppo compaiono dopo gli 8 anni si parla di pubertà anticipata. L’incidenza reale della pubertà precoce è di 2.5/100.000 casi l’anno.

I meccanismi che regolano l’attivazione dello sviluppo puberale non sono ancora completamente noti: bisogna sicuramente considerare la componente genetica (soprattutto lungo la linea materna) e numerosi fattori ambientali e psicorelazionali.

Alcuni fattori ambientali legati ad un anticipo puberale agiscono già nella vita intrauterina (esposizione al fumo, obesità materna e l’esposizione materna ad alcuni inquinanti), altri nei primi anni di vita (allattamento artificiale associato a rapida crescita ponderale, assunzione precoce di prodotti contenenti isoflavoni di soia). Nell’infanzia l’assunzione elevata di alimenti ad alto contenuto energetico e l’incremento di peso con BMI (indice di massa corporea) elevato sono elementi associati ad un inizio accelerato di maturazione puberale.
Anche l’esposizione ad inquinanti endocrini potrebbe avere un’interferenza sullo sviluppo dei caratteri sessuali secondari e sul timing della pubertà: gli interferenti endocrini, infatti, sono in grado di mimare l’azione degli estrogeni sui recettori delle ghiandole mammarie.

Da un punto di vista classificativo dobbiamo distingure 3 forme di pubertà precoce:

  1. La pubertà precoce vera, nella quale si ha una attivazione precoce della secrezione di ormoni da parte dell’IPOTALAMO CON CONSEGUENTE COMPLETA MATURAZIONE DELL’OVAIO E COMPARSA DEI SEGNI PUBERALI. Si tratta pertanto di una pubertà precoce completa con la comparsa di caratteri sessuali primari e secondari. Distinguiamo forme idiopatiche (familiari e non) e forme secondarie a patologie organiche (spesso neoformazioni cerebrali)
  2. La pseudo pubertà precoce: è una forma periferica o incompleta caratterizzata dalla comparsa di alcuni caratteri sessuali secondari legata alla presenza di anomalie enzimatiche o tumorali delle ghiandole periferiche come l’ovaio, il surrene o la tiriode
  3. Forme incomplete nelle quali si ha lo sviluppo isolato di uno solo dei caratteri sessuali secondari (telarca, pubarca ecc.)

Quali sono le problematiche connesse con l’anticipo puberale?

La pubertà precoce può avere un impatto notevole sull’emotività e sulla socialità a causa del disagio psicologico che la bambina avverte rispetto alle coetanee. Essa inoltre può essere causa di una erotizzazione prematura ossia di una precoce desiderabilità sessuale, con tutti i rischi che, in un contesto non sufficientemente protetto, questo comporta.
Sul piano fisico, l’elevato livello di ormoni sessuali circolanti è in grado di favorire una saldatura precoce delle cartilagini di coniugazione delle ossa lunghe con arresto prematuro della crescita e conseguente bassa statura definitiva.

Pertanto, una diagnosi precoce del disturbo permette di:

  • prevenire i problemi psicologici e relazionali che la bambina può incontrare, soprattutto nei rapporti con le coetanee;
  • prevenire l’arresto prematuro della crescita corporea e la bassa statura;
  • accertare con una corretta diagnosi differenziale che la pubertà precoce non sia secondaria ad altre patologie;
  • trattare l’anticipo puberale con opportune terapie al fine di ritardarlo.

Nelle forme di precocità parafisiologica, nelle quali l’elemento principale determinante l’anticipo è legato a fattori esterni (fattori ambientali e psicorelazionali) si può rallentare l’inizio della pubertà agendo su molteplici fattori.
E’ opportuno quindi:

  • adottare un’alimentazione sana, ricca di frutta e verdura e preferire il consumo di carni di provenienza biologica per ridurre il contenuto di xeno-estrogeni (anabolizzanti contenuti nelle carni di allevamento);
  • ridurre al massimo la sedentarietà, favorendo la pratica di attività sportive, soprattutto di gruppo e i giochi all’aria aperta;
  • limitare l’esposizione alla tv (soprattutto per prevenire l’eccesso di stimoli visivi erotici contenuti nei programmi televisivi);
  • controllare il peso corporeo al fine di prevenire l’obesità: le leptine contenute nel grasso corporeo sono in grado di accelerare il timer biologico puberale;
  • favorire un corretto numero di ore di riposo notturno.
COUNSELLING CONTRACCETTIVO IN ADOLESCENZA.

A cura della dottoressa Marta Catullo

La scelta di un metodo contraccettivo in una ragazza, un ragazzo o in una coppia adolescente è il risultato di un percorso di motivazione e consapevolezza che ha come punto fondamentale l’incontro con gli operatori sanitari.

Nel consultorio giovani, l’incontro con le diverse figure professionali consente di rispettare gli aspetti chiave della comunicazione con gli adolescenti: accoglienza empatica, tempo sufficiente e capacità di ascolto, uso di linguaggio chiaro e diretto, attenzione ai bisogni non espressi, monitoraggio del livello di comprensione ottenuto.
Un counselling adeguato riduce, infatti, il rischio di abbandoni, fallimenti e non uso della contraccezione.

Consideriamo che in Italia si verificano circa 2500 gravidanze l’anno in adolescenti al di sotto dei 18 anni, (una ragazza che non usa un contraccettivo ha il 90% di probabilità di andare incontro ad un gravidanza entro un anno) e che il tasso di Malattie a Trasmissione Sessuale è in aumento.

La raccolta anamnestica deve tener conto di numerosi variabili di contesto per individuare soggetti più vulnerabili che più facilmente possono avere comportamenti a rischio anche nella sessualità: la famiglia, condizioni di fragilità personale, il gruppo dei coetanei, il mondo dei mass media, il partner e il tipo di relazione di coppia.

Nell’adolescente è particolarmente importante avere informazioni sullo stile di vita: attività fisica e dieta, fumo e uso di sostanze anche saltuario, alcool (l’abuso acuto di alcool può aumentare la probabilità di comportamenti sessuali a rischio come rapporti con persone appena conosciute, non uso del profilattico, dimenticanza della pillola).

La consulenza contraccettiva non richiede necessariamente la visita ginecologica e può o meno esser condivisa con i familiari: anche l’adolescente minorenne può richiedere la consulenza senza la presenza del genitore.

Una volta formulata insieme una scelta individuale o di coppia, che risponda ai bisogni, alle richieste e allo stile di vita vengono poi fornite informazioni verbali dettagliate e scritte per consentire di fronteggiare qualunque evenienza: es. cosa fare in caso di pillola dimenticata o rottura del profilattico e in tutti i casi di rischio di fallimento del metodo.

Secondo le ultime ricerche risulta che il condom (profilattico) rappresenta il metodo maggiormente utilizzato negli adolescenti (75%). Per tale ragione riteniamo importante ricordare le regole di un corretto utilizzo del condom:

  • conservarlo lontano da umidità, calore e luce
  • aprire la busta con le dita
  • stringere il serbatoio tra le dita e far uscire l’aria prima di indossarlo
  • appoggiarlo ancora arrotolato all’estremità del pene eretto
  • srotolarlo nel verso giusto senza danneggiarlo con anelli o altro
  • non metterlo “all’ultimo tuffo”
  • dopo l’eiaculazione estrarre il pene eretto, tenendo stretto il bordo del condom
  • utilizzare lubrificanti a base acquosa e/o di silicone e sempre all’interno e non all’esterno (per evitare il rischio di scivolamento)
  • non abbinarlo ad oli o creme ne lubrificarlo con la saliva (per evitare il rischio di rottura)
  • ispezionarlo per eventuali danneggiamenti prima di gettarlo
  • non riutilizzarlo
  • non avere contatto con i genitali prima di averlo messo o dopo averlo tolto
  • avere sempre un secondo condom disponibile.

rif.: “Guida alla Ginecologia dell’Infanzia e dell’adolescenza , M. Dei e V. Buni”

CONOSCERE PER PREVENIRE: IL TUMORE AL SENO.

A cura della dott.ssa Sonia Cappelli

La senologia è quella branca della medicina che studia le malattie della mammella. Negli ultimi decenni la senologia è diventata materia complessa, oggetto di interesse di diverse specialità come la radiologia, la chirurgia, l’oncologia e l’anatomia patologica. Il particolare rilievo dato a questa disciplina è legato al fatto che la mammella è colpita frequentemente da patologia tumorale maligna.

CHI È A RISCHIO?

Sono diversi i fattori di rischio:
ETA`: in più del 80% dei casi il tumore si sviluppa in donne con età superiore ai 50 anni.
FAMILIARITA`: circa il 10% delle donne con tumore alla mammella ha più di un familiare stretto malato (soprattutto nei casi giovanili).
MUTAZIONI GENETICHE: ci sono alcune modificazioni genetiche che predispongono a questo tipo di tumore: BRCA1 e BRCA2. Le mutazioni di questi geni sono responsabili del 50% circa delle forme ereditarie di cancro alla mammella e dell’ovaio.
ORMONI: alcuni studi hanno evidenziato che un eccessivo uso di estrogeni facilita la comparsa del cancro alla mammella.

FACCIAMO PREVENZIONE.

Il tumore della mammella colpisce 1 donna su 10. È il tumore più frequente nella donna ed è la prima causa di morte per cancro nel sesso femminile. È possibile ridurre il proprio rischio di ammalarsi adottando un comportamento attento e con pochi esami di controllo.

AUTOPALPAZIONE: attraverso un semplice auto-esame è possibile individuare la presenza di noduli e di alterazioni del seno e cosi` avviare indagini senologiche per una diagnosi precoce. L’auto-esame del seno deve essere fatto una volta al mese, dai 18 anni in poi. Il momento migliore corrisponde al termine di ogni periodo mestruale, 4-5 giorni dopo, quando il seno è generalmente meno teso, questo esame mensile va continuato anche dopo la menopausa e durante la gravidanza.

ESAME CLINICO DEL SENO: l’esame clinico deve essere eseguito, dopo un’accurata anamnesi, da mani esperte ogni qual volta la paziente si sottopone ad un’indagine strumentale (ecografia, mammografia…) e quando con l’autopalpazione si evidenzia un’alterazione.

ECOGRAFIA MAMMARIA: in campo senologico l’ecografia è un esame di fondamentale importanza per la diagnosi e la caratterizzazione di una buona parte della patologia nodulare. Consente, inoltre, di guidare con grande precisione le procedure interventistiche (agobiopsia mammaria, svuotamento di cisti, posizionamento reperi..).

L’ecografia viene eseguita come indagine di prima scelta nella donna giovane, di età inferiore ai 35 anni e/o qualora ci si trovi di fronte alla presenza di un nodulo palpabile.

Nella donna di età superiore a 30 anni, in caso di nodulo palpabile e con caratteristiche sospette, è comunque consigliabile far precedere l’ecografia da una mammografia , in considerazione dell’aumentato rischio, in questa fascia di età, di carcinoma mammario.

È opportuno, inoltre, eseguire l’ecografia in tutte le pazienti, anche asintomatiche come completamento diagnostico di una mammografia.

MAMMOGRAFIA: è una tecnica radiologica di tipo diagnostico che si basa sull’acquisizione di una immagine della mammella effettuata ai raggi X. Consente di rilevare precocemente eventuali lesioni mammarie e di individuare anche anomalie di piccole dimensioni come le microcalcificazioni. La mammografia deve avere prima di tutto carattere preventivo e non deve essere vista come un semplice mezzo diagnostico. La sua ripetizione ad intervalli di tempo regolari (ogni 2 anni nella donna con età superiore a 40 anni) è fondamentale per prevenire il carcinoma mammario.

Al Consultorio AIED L’Aquila puoi trovare esperti a tua disposizione per visite ed ecografie mammarie. La conoscenza e` la migliore forma di prevenzione.

IL TUMORE AL COLLO DELL’UTERO.

A cura della dott.ssa Carla Marrone

Il carcinoma della cervice uterina (collo dell’utero) è, a livello mondiale, il secondo tumore maligno nella donna.

L’arma più potente per la prevenzione è la diagnosi precoce.

Questo tumore è stato il primo cancro riconosciuto dall’Organizzazione Mondiale della Sanità come totalmente riconducibile ad un’ infezione da papilloma virus umano (HPV).

Si tratta di un virus molto comune, trasmesso prevalentemente per via sessuale, del quale esistono più di 120 genotipi; alcuni a basso rischio responsabili di lesioni benigne, altri ad alto rischio associati al cancro cervicale.

L’infezione è generalmente transitoria: il virus viene eliminato dal sistema immunitario prima di produrre qualunque effetto dannoso.

La probabilità di progressione è legata al lungo tempo di esposizione delle cellule al virus, e ad altri fattori di rischio come l’elevato numero di partner sessuali, il fumo di sigaretta, le ricorrenti malattie a trasmissione sessuali.

Lo sviluppo del carcinoma cervicale è un esito raro di un’infezione frequente, ed è un processo molto lento.

Occorrono anni, (più d 10 anni) perché una lesione pretumorale si trasformi in una forma invasiva.

Il Pap Test e l’HPV Test sono gli strumenti della prevenzione.

Il Pap Test studia le cellule del collo dell’utero per rilevare eventuali alterazioni, permettendo così, di rimuoverle prima dello sviluppo del tumore.

L’HPV Test individua la presenza di uno o più tipi di virus, prima che siano presenti le trasformazioni cellulari precancerose.

IL MASSAGGIO DEL BAMBINO.

A cura della dott.ssa Erica Pietrangelo

Le mani di mamma e papà aiutano, stimolano, sfiorano, avvolgono, giocano, guidano, insegnano, od orano di buono…

Cos’è il massaggio:
il massaggio al bambino è un modo di stare insieme con il proprio bambino, di amarlo.
Non è una tecnica, è un’antica tradizione presente in culture di molti paesi.
Recentemente si sta espandendo anche nel mondo occidentale.
Il massaggio è un mezzo privilegiato per comunicare ed essere con il proprio bambino.
Favorisce il legame di attaccamento e rafforza la relazione genitore-bambino.
Favorisce uno stato di benessere del bambino.
Aiuta il bambino a scaricare e dare sollievo alle tensioni provocate da situazioni nuove, stress o piccoli malesseri.
Stimola e fortifica e regolarizza il sistema circolatorio, respiratorio, muscolare, immunitario e gastro-intestinale, poiché previene e da sollievo al disagio delle coliche gassose.
È un buon sostegno in caso di disturbi del ritmo sonno-veglia.
È un’esperienza di profondo contatto affettivo tra genitore e bambino e in questo modo favorisce il rilassamento e la tranquillità di entrambi.
Nutre e sostiene nell’ arte di essere genitori.

Come possono imparare i genitori.
L’insegnamento avviene in piccoli gruppi di genitori e bambini.
Il corso è condotto da un’insegnante A.I.M.I accreditato e consiste in 4- 5 incontri della durata di un’ora circa.

Gli incontri comprendono:
l’apprendimento dei benefici del massaggio per il neonato;
l’apprendimento pratico della sequenza completa dei massaggi;
lavoro sul rilassamento del bambino attraverso il “tocco rilassante”;
momenti di riflessione sul rafforzo del legame genitori-bambino;
esperienze di comunicazione non verbale stimolate dal massaggio: sorriso,contatto visivo, contatto attraverso la pelle…
apprendimento di modalità che possono dare sollievo al bambino che soffre di stipsi, meteorismo, coliche addominali e pianto.

Cosa è L’ A.I.M.I

L’A.I.M.I. è L’Associazione Italiana Massaggio Infantile collegata allo IAIM ( international Association Infant Massage); fondata in America nel 1977 da Vimala MC Clure.

L’obiettivo dell’aimi è favorire il contatto e la comunicazione attraverso i corsi, formazione e ricerche in modo che i genitori, i bambini e chi si prende cura di loro, siano amati, valorizzati e rispettati dall’intera comunità mondiale.

Imparare a massaggiare il proprio bambino è un’esperienza meravigliosa.

 

IL CENTRO ANTIVIOLENZA.

Già nel dicembre 1993 una dichiarazione dell’Assemblea dell’ONU, nell’indicare nella violenza di genere “una manifestazione delle relazioni di potere storicamente diseguali tra uomini e donne”, la definiva come “qualunque atto sessuale che produca, o possa produrre, danni o sofferenze fisiche, sessuali o psicologiche, ivi compresa la minaccia di tali atti, la coercizione o privazione arbitraria della libertà, sia nella vita pubblica che privata”.

Il Centro antiviolenza dell’Aquila nasce nel 2007 all’interno dell’Associazione Biblioteca delle donne “Melusine” e, grazie al lavoro di operatrici volontarie opportunamente formate, adottando un’ottica di genere da allora si adopera a “rafforzare percorsi di autodeterminazione, al fine di rimuovere ogni forma di violenza fisica, psichica, sessuale ed economica praticata nei confronti delle donne”.

Dal 2010 fa parte di D.I.R.E, rete che associa la metà dei Centri esistenti in Italia, e numerose case-rifugio ad indirizzo protetto. Identificandosi completamente con la filosofia di D.I.R.E, il Centro antiviolenza dell’Aquila – che non è un servizio sociale – agisce una politica delle donne per le donne attraverso il contrasto alla violenza (anche con interventi di prevenzione nelle scuole e nell’università), lavorando non per, ma con le donne.

Attraverso protocolli territoriali svolge un’azione sinergica di contrasto alla violenza con le Forze dell’ordine, la Magistratura, i servizi sociali, il Pronto Soccorso.

Il Centro assicura la presa in carico di donne in temporanea difficoltà, con o senza figli minori vittime di abuso e/o di violenza assistita, tramite accoglienza telefonica, sportello di ascolto, consulenza psicologica e legale e, nei casi di emergenza in atto, la ricerca di idonea sistemazione in case protette.